Il dottor Freud sulla parete di Giulia

Ieri a casa di Giulia osservavo le belle fotografie in bianco e nero che adornavano la parete del suo salotto e mi sono imbattuta, tra Marilyn e David Bowie, in una curiosa foto del dottor Freud.

Dico curiosa perché l’effetto che ha prodotto su di me, con quella sua espressione grave e gli occhi dritti in camera, è stato quello di sentirmi subito bucata. Osservata. Psicanalizzata. Come uno che mi dice inutile fingere con me. Non dubito che si tratti di suggestione e condizionamento ma tant’è.

Sigmund Freud, fondatore della psicanalisi

Sul perché Freud sia diventato un’icona pop da attaccare alle pareti ci sarebbe parecchio da dire, ma non è questo l’argomento di oggi. Piuttosto, l’emozione suscitata da quella immagine mi ha fatto tornare in mente la mia promessa di raccontarvi una delle letture più avvincenti degli ultimi anni, le lacrime di Nietzsche del dottor Irvin Yalom, penna sublime e, per il resto, psichiatra americano di origine ebraica.

le lacrime di nietzsche

Dedicato a tutti quelli che hanno amato la filosofia, o che hanno pianto in terapia. E, naturalmente, a tutti quelli che amano i romanzi.

In questo libro accattivante e carico di tensione narrativa, Yalom immagina l’incontro tra Friedrich Nietxsche e il medico Josef Breuer in una fredda e nevosa Vienna di fine Ottocento. Il dottor Breuer viene incaricato da una donna di curare un promettente filosofo a sua insaputa. La malattia da cui è affetto si chiama disperazione.

Aleggia sul romanzo la figura di un giovanissimo e timido Sigi Freud, amico di famiglia e frequentatore della casa del dottor Breuer, in qualche modo suggeritore di quel “metodo basato sul parlare” che Breuer cercherà di applicare al caso affidatogli.

Al centro delle conversazioni tra Breuer e Nietzsche si imporranno ben presto i temi universali della sofferenza, dell’amore, del tempo che passa, della solitudine e della morte. E, soffrendo insieme a loro, saremo pervasi dal dubbio: è il dottor Breuer a curare Nietzsche con la psicoterapia oppure è Nietzsche a curare Breuer con la filosofia?

Volevo mandare una email al dottor yalom

Certo Freud non è più contattabile. Ma mi sono ritrovata talmente invischiata nel libro che dopo averlo finito mi è venuta voglia di mandare due righe al suo autore, il dottor Yalom.

“E per dirgli cosa, Viola. Complimenti che bel libro che ha scritto?”. Suonerebbe ridicolo, come mi ha fatto notare un arguto e razionale osservatore delle mie idee strampalate.

No, volevo solo dirgli quanto il libro mi sia sembrato sovversivo.

un libro sovversivo

Sovversivo nell’idea che la guarigione delle ferite non possa che passare da una relazione umana in cui ciascuno si rivela all’altro. Abbandonando ogni formalità, procedura riserva. La scintilla della guarigione scoccherebbe nel momento della verità, il momento in cui ciascuno cede se stesso all’altro. Reciprocamente.

Sovversivo perché la psicoterapia si fonda su un assunto esattamente opposto, quello dell’asimmetria. In cui la relazione di potere tra chi cura è chi è curato non è affatto paritaria. Una contraddizione vera o apparente?

Sì, credo sia questo quello che volevo chiedere al dottor Yalom a proposito del libro. Che poi sicuramente diciamolo, è un mio pallino. Già sento la Dottoressa che mi rimbrotta.

postilla sulla volontà di potenza di Nietzsche

Noto è noto. Nietzsche fu soprattutto un grande scrittore. Sulla sua filosofia è obbligatorio nutrire qualche riserva. Non fosse altro che se divenne uno degli idoli del nazismo un motivo ci sarà. Nietzsche ha predicato e auspicato l’avvento di una forma di uomo superiore, ha denigrato la compassione, ha deriso e negato l’autonomia delle donne.

Uno degli spunti più brillanti del libro di Yalom è quello di mostrarci come il pensiero e le idee nascano non solo da una mente. Ma anche da una vita e da un corpo. L’interrogativo davanti a cui ci pone Yalom è: che influenza ha avuto il corpo malato di Nietzsche e la solitudine dell’uomo sulla sua etica della volontà di potenza?

russell e l’amore universale

Sull’argomento mi piace ricordare le parole del grande filosofo contemporaneo Bertrand Russell. Le riporto qui.

Nietzsche disprezza l’amore universale; io sento che è la forza motrice per raggiungere tutto ciò che desidero nel mondo. I suoi seguaci hanno avuto il loro turno, ma possiamo sperare che esso stia rapidamente avviandosi verso la fine.

Russell era un pacifista. Scriveva queste parole nella Storia della filosofia occidentale, pubblicato per la prima volta nel 1945. La guerra non era ancora finita.


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