Di chi sono i nostri giorni? Eccolo il tormento di Sorrentino, veicolato dall’interpretazione grandiosa di Toni Servillo, in prossimità del tramonto della vita. Di noi stessi, naturalmente! Al limite di Dio, della natura, della società. A seconda del credo.
“Va bene Viola, ma questo che c’entra con Bajani, premio Strega 2025?”

Nulla, in apparenza. Salvo il fatto che la domanda vale anche all’inizio. All’inizio della vita dico. Anzi, la farei di default a ciascun neonato appena uscito dalla pancia. Così, tanto per mettergli la pulce nell’orecchio.
Infatti la frittata puoi girarla come vuoi, ma per trovare se stessi occorre superare le aspettative di chi ci ha messo al mondo. Della famiglia.
La dottoressa Bia me lo ha rivelato il primo giorno. “Il suo problema, Viola, è che lei non ha ucciso i genitori. In senso figurato, per carità”.
Intendendo non quelli veri, in carne e ossa, bensì quelli introiettati, che m’impediscono di essere me stessa.
Una scelta radicale
Ma cosa succede quando, come nel libro di Bajani, un figlio ricorre alla scelta radicale di troncare ogni rapporto con la propria famiglia? Vale più la loro sofferenza o la nostra?
Bajani muove da un gesto radicale per indagare un tema scomodo, divisivo, zeppo di sociale ipocrisia. Il protagonista ripercorre i tempi dell’infanzia e dell’adolescenza, segnati da un padre ingombrante e da una madre oppressa.
Anzi è proprio la donna-madre, con il suo carico di sottomissione, a occupare lo spazio di ogni pagina, rivelando il dolore silenzioso di un figlio di fronte alla violenza nascosta di un uomo in apparenza normale.
Dieci anni fa, quel giorno, ho visto i miei genitori per l’ultima volta. […] Sono stati i dieci anni migliori della mia vita.
Andrea Bajani, L’anniversario
Un libro breve ma intenso, è il caso di dirlo, con cui ho casualmente inaugurato le letture 2026. Proprio mentre dallo scaffale mi guarda un volumetto divulgativo di Maria Beatrice Alonzi, Tu non sei i tuoi genitori. Sottotitolo, libera il tuo cuore dalle scelte di chi ti ha rovinato la vita. Crudele no?
Echeggia nella mia memoria il più celebre parricidio della storia della letteratura: I fratelli Karamazov. Arrivati all’ultima pagina – non è da tutti lo ammetto – abbiamo ancora il sospetto che Dostoevskij, nel condannare il turpe atto, provi compassione per l’aguzzino, e che l’aguzzino altro non sia che un figlio armato dalla mano di un padre snaturato.
Eppure quante delle nostre vite sono state dedicate al genitore che abbiamo introiettato? Quanta ricchezza accumulata nei conti della psicanalisi per questa sola ragione?
Così adesso, ogni volta che guardo Gioggiò sono assalita dal terrore. Vuoi vedere che tra qualche anno mi odierà? E questo sarà un bene o un male per lui?
Calma Viola. Non è ancora successo niente. Puoi ancora fare in modo che i suoi giorni siano suoi.
Buona domenica e buona lettura a tutti!

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